FONDO RISPARMIO TRADITO – CONSOB TARDIVAMENTE ACCERTA BPVI UNA TRUFFA COLOSSALE DI MASSA

In attesa che il Governo proceda con l’attuazione del Fondo di Ristoro Finanziario come da legge 205/17, che dovrà ristorare tutti i Risparmiatori  vittime danneggiati dalla colossale truffa delle banche, aumentando la dotazione degli iniziali € 100 milioni con i miliardari conti dormienti, con il decreto attuativo senza paletti tramite ANAC la quale con i documenti delle Procure potrà confermare il  Ristoro del 100%  in favore di risparmiatori che hanno subito un danno ingiusto, in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (come indicato nel comma 1106) Il reato di aggiotaggio costituisce  prova della violazione dei doveri di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza. La violazione di tali obblighi è dimostrata dagli atti dei processi penali delle Procure di Roma (ora Treviso) e di Vicenza. Danneggiati debbono intendersi non solo coloro che di recente hanno acquistato i titoli nel decennio, ma altresì coloro che possessori da tempi più lontani hanno continuato a detenerli sulla base di false informazioni sul valore delle azioni a causa anche dei controlli inefficaci e ritardatari del sistema di controllo già messo in discussione dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta. Del resto la legge prevede espressamente le violazioni dei doveri di informazione nelle prestazioni dei servizi in cui va ricompresa la correttezza dell’informazione su quanto l’azionista possiede.

In attesa pubblichiamo parte di una delle  ispezioni di CONSOB del 25 febbraio 2016, quando la Banca popolare di Vicenza era già stata svuotata completamente di tutto, prima di passare in SPA.

Non ci vuole una cima per capire che è stata una colossale truffa di massa.

CONSOB

DIVISIONE ISPETTORATO

RELAZIONE ISPETTIVA

BANCA POPOLARE DI VICENZA s.c.p.a.

25 Febbraio 2016

Team ispettivo

Antonio Messineo

Giovanni Gagliardi

Mariadomenica Placco

Francesco Tommaso Misitano

Andrea Giannini

Antonio Princi

Giuseppe Ascione

 

Sommario

PREMESSA ………………………………………………………………………………………………………………………. 1

PROFILI DI INTERESSE …………………………………………………………………………………………………. 2

  1. ACCERTAMENTI GENERALI …………………………………………………………………………………… 29

1.1 Il Gruppo BPVi ………………………………………………………………………………………………………… 29

1.2 Governance e struttura aziendale della Banca ………………………………………………………………. 29

1.3 Assetto del sistema dei controlli. Il Comitato Rischi ……………………………………………………… 34

1.3.1 La struttura della Compliance ……………………………………………………………………………… 35

1.3.2 La struttura dell’Internal Audit ……………………………………………………………………………. 36

1.3.3 La struttura di Risk Management …………………………………………………………………………. 37

  1. ANALISI DEI DATI DI COLLOCAMENTO ……………………………………………………………….. 39

2.1 Il quadro generale dell’operatività della Banca …………………………………………………………….. 39

2.2 Il collocamento di fondi comuni di investimento/Sicav …………………………………………………. 40

2.3 Il collocamento di titoli obbligazionari propri ………………………………………………………………. 42

2.4 Il collocamento di polizze di ramo III e V ……………………………………………………………………. 43

2.5 I dati di sintesi del mercato secondario ………………………………………………………………………… 44

2.6 I dati relativi agli aumenti di capitale 2013 e 2014 ………………………………………………………… 44

2.7 Il perimetro delle verifiche …………………………………………………………………………………………. 47

  1. L’ARTICOLAZIONE DEL PROCESSO DI BUDGETING E LA DEFINIZIONE DELLE POLITICHE COMMERCIALI ……………………………………………………………………………………….. 49

3.1 L’organizzazione della rete commerciale …………………………………………………………………….. 49

3.2 Le modalità di definizione della Pianificazione operativa (budgeting) ………………………… 50

3.2.1 La normativa interna e le macrofasi del processo ………………………………………………. 50

3.2.2 Gli strumenti di pianificazione commerciale ………………………………………………………….. 53

3.3 Il “potenziale effettivo del budget” Mifid …………………………………………………………………….. 56

3.4 Il “potenziale di collocamento” …………………………………………………………………………………… 59

3.5 Il processo di definizione degli obiettivi commerciali 2014 ……………………………………………. 64

3.5.1 Gli strumenti e le prassi a supporto dell’attività commerciale …………………………………. 66

3.6 Il sistema di incentivazione della rete ………………………………………………………………………….. 69

3.7 Attività delle funzioni di controllo interno …………………………………………………………………… 70

  1. LA PIANIFICAZIONE COMMERCIALE CONDOTTA SULLE AZIONI PROPRIE: AUCAP, MINI AUCAP E “SVUOTAFONDO” ………………………………………………………………… 72

4.1 Premessa………………………………………………………………………………………………………………….. 72

4.2 Inquadramento generale delle operazioni di aumento del capitale …………………………………… 73

4.3 Il processo di definizione e monitoraggio degli obiettivi commerciali nelle operazioni di aumento del capitale (Aucap e Mini Aucap) …………………………………………………………………………. 75

4.3.1 La pianificazione commerciale dell’Aucap ……………………………………………………………. 76

4.3.2 Il supporto alla rete nell’Aucap ……………………………………………………………………………. 83

4.3.3 La comunicazione degli obiettivi alla rete nell’Aucap …………………………………………….. 91

4.3.4 Il monitoraggio degli obiettivi nell’Aucap ……………………………………………………………… 92

4.3.5 L’esistenza di forme di “pressione commerciale” nell’Aucap ………………………………….. 94

4.3.6 La pianificazione commerciale del Mini Aucap ……………………………………………………… 97

4.3.7 Il supporto commerciale e le istruzioni operative alla rete nel Mini Aucap ……………….. 99

4.3.8 Il monitoraggio dei risultati nel Mini Aucap e la presenza di forme di pressione commerciale …………………………………………………………………………………………………………….. 102

4.3.9 La raccolta di manifestazioni di interesse in fase di pre-collocamento delle azioni …… 103

4.4 La campagna “Svuotafondo” ……………………………………………………………………………………. 114

4.4.1 Gli obiettivi dello “Svuotafondo” ……………………………………………………………………….. 114

4.4.2 Le modalità adottate per il raggiungimento degli obiettivi “Svuotafondo” ………………. 116

4.4.3 Il sovrapporsi dell’iniziativa “Svuotafondo” con le operazioni di aumento del capitaleIII

 

 

Team ispettivo Banca Popolare di Vicenza Relazione Ispettiva del 25 Febbraio 2016

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  1. Il processo di pianificazione commerciale riguardante i prodotti di investimento

La definizione del budget sui prodotti di investimento (cd. “budget Mifid”) avviene attraverso un processo distinto da quello che conduce alla predisposizione del budget economico – finanziario. I due processi si sviluppano in maniera parallela e concomitante e coinvolgono differenti strutture aziendali. Entrambi si concludono con l’approvazione, contestuale, da parte del Consiglio di Amministrazione.

Il parametro cruciale del budget Mifid è dato dal “potenziale effettivo di budget” che rappresenta il volume potenziale riferito a ciascuna categoria di prodotti di investimento che è possibile collocare presso gli investitori rispettando il giudizio di adeguatezza risultante dalla relativa procedura applicata dall’intermediario. La stima del “potenziale effettivo di budget” è il risultato di una complessa metodologia che si sviluppa a partire da analisi condotte sui patrimoni e sui dati di profilatura finanziaria dei clienti titolari di un deposito titoli e aderenti alla cd. “consulenza di portafoglio” (cfr. infra par. B.2, sub a.), nonché dalla elaborazione di portafogli “modello” associati ai profili finanziari degli stessi clienti (analisi micro fondate). Nell’ambito della metodologia utilizzata, peculiare risulta il trattamento riservato al titolo azionario BPVi. Infatti, il patrimonio iniziale preso in considerazione nelle analisi micro fondate comprende tutte le forme di investimento detenute dal cliente, con la sola eccezione del titolo azionario BPVi. Tale scelta comporta significativi riflessi sul processo di allineamento dei portafogli, consentendo di poter sovrappesare la componente azionaria.

Ai fini del processo di pianificazione commerciale sui prodotti di investimento, il “potenziale effettivo di budget” viene utilizzato come grandezza di riscontro per valutare la sostenibilità di un altro parametro, il “potenziale di collocamento”, ossia gli obiettivi commerciali assegnati alla rete.

Il “potenziale di collocamento” risulta determinato sulla base di aggregati definiti dal budget economico – finanziario di Gruppo (ad es. gli obiettivi di raccolta diretta e le commissioni nette) o, comunque, di fattori esogeni al processo di budget Mifid (accordi commerciali con le società prodotto Cattolica Assicurazioni e Arca SGR).

Sono state approfondite le logiche sottostanti alla determinazione del “potenziale di collocamento” utilizzato nel budget Mifid 2014 relativo alle quattro categorie di prodotti di investimento presenti: prestiti obbligazionari della Banca, prestiti obbligazionari di terzi, prodotti assicurativi e Fondi/Sicav. Le indagini condotte hanno consentito di evidenziare come nella determinazione del “potenziale di collocamento” dei comparti Mifid abbiano influito in modo consistente fattori estranei al processo di budget sui servizi di investimento. In particolare, per i:

– prestiti obbligazionari della Banca, sono risultati determinanti i valori previsti dal funding plan predisposto in sede di definizione del budget economico – finanziario di Gruppo;

– prodotti assicurativi, gli obiettivi commerciali di comparto sono stati determinati sulla base dei contenuti dell’accordo commerciale tra la Banca e Società Cattolica di Assicurazione che prevede il riconoscimento di premi o penali legati al valore della produzione realizzato dall’intermediario nel quinquennio 2013 – 2017;

– fondi/Sicav, il relativo “potenziale di collocamento” è stato fortemente influenzato dagli accordi di associazione in partecipazione esistenti tra BPVi e Arca SGR.

 

Gli accertamenti hanno, pertanto, evidenziato come la stima del “potenziale di collocamento” appare legata a logiche esogene all’analisi micro fondata dei portafogli della clientela. Essa consegue a valutazioni di natura diversa derivanti, da un lato, dalla fissazione degli obiettivi economico-finanziari nel budget di Gruppo e, dall’altro, dal raggiungimento degli obiettivi posti da accordi commerciali stipulati con società prodotto dai quali dipende il riconoscimento alla Banca di Team ispettivo Banca Popolare di Vicenza Relazione Ispettiva del 25 Febbraio 2016

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flussi commissionali o l’attribuzione di penali. Inoltre, è stato rilevato che, nel processo di definizione degli obiettivi commerciali, il “potenziale effettivo di budget”, ricavato dal budget Mifid, costituisce un mero termine di confronto per suffragare la sostenibilità dei prefissati volumi di collocamento definiti dal “potenziale di collocamento” e, in modo particolare, della ripartizione degli obiettivi per segmento di clientela, ma non influenza i valori prefissati.

Peraltro, anche la determinazione del “potenziale effettivo di budget” risulta interessata da fattori di criticità:

– il peculiare trattamento riservato al titolo azionario BPVi che, pur rappresentando una quota significativa del patrimonio investito dai clienti, viene escluso dai portafogli utilizzati nelle analisi condotte per stimare il suddetto parametro;

– la scelta di limitare le analisi micro fondate ai soli clienti che hanno aderito alla “consulenza di portafoglio”, che rappresentano una quota minima della clientela Mifid della Banca, estendendo a tutta la restante parte della clientela (i cui patrimoni non sono oggetto di alcuna analisi) le assunzioni poste per la parte esigua oggetto di esame.

 

Da quanto sopra consegue che il “potenziale effettivo di budget”, confrontato con il “potenziale di collocamento”, conduce a poter considerare sostenibili obiettivi commerciali non solo particolarmente sfidanti, ma anche definiti in base a logiche estranee alle esigenze finanziarie della clientela.

  1. La commercializzazione presso gli investitori dei propri titoli azionari

Le indagini, condotte prevalentemente attraverso l’analisi delle caselle di posta elettronica di taluni esponenti aziendali e l’interlocuzione diretta con il soggetto ispezionato, hanno riguardato, innanzitutto, le sottoscrizioni nell’ambito delle operazioni di aumento del capitale realizzate nel 2014.

Gli accertamenti sono stati estesi anche alle operazioni sul mercato secondario, poste in essere nel 2014 in contropartita diretta con gli investitori per il tramite del Fondo Acquisto Azioni Proprie, in quanto sono emerse vere e proprie iniziative commerciali nell’ambito delle quali è stato “offerto” agli investitori l’acquisto di azioni già emesse (cd. campagna “Svuotafondo”).

Le operazioni di aumento del capitale 2014

L’aumento del capitale 2014 è stato realizzato tramite due distinte operazioni: una deliberata fino ad un importo massimo di circa 608 €/mln, che prevedeva, tra l’altro, l’offerta di titoli azionari in opzione e prelazione a soci e possessori di obbligazioni convertibili e, per l’inoptato, al pubblico indistinto nel periodo 12/5/2014 – 8/8/2014 (Aucap 2014). L’altra operazione, deliberata fino ad un importo massimo di 300 €/mln con la finalità di ampliare la base sociale, prevedeva, tra l’altro, l’offerta di azioni ordinarie ai non soci da effettuarsi in tranche nel triennio 2014 – 2016 (Mini Aucap 2014).

Gli accertamenti condotti hanno messo in luce fattori di criticità connessi alle concrete modalità con le quali è stato perseguito l’interesse strategico al raggiungimento degli obiettivi di collocamento dei titoli azionari emessi in sede di aumento del capitale.

I fattori di interesse emersi dagli accertamenti sono riconducibili a due tematiche fondamentali: lo sviluppo del processo e le modalità operative concretamente adottate dall’intermediario nella commercializzazione delle proprie azioni. Team ispettivo Banca Popolare di Vicenza Relazione Ispettiva del 25 Febbraio 2016

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Con riguardo al primo aspetto, è stato anzitutto osservato che la decisione di avviare le operazioni straordinarie sul capitale del 2014 è stata assunta successivamente all’approvazione dei documenti di pianificazione strategica (business plan) ed operativa (budget 2014 e funding plan). Nessuna delle suddette operazioni è risultata inclusa nell’ambito della pianificazione strategica ed operativa relativa all’anno di riferimento. Né la Banca ha ritenuto di rivedere la propria pianificazione commerciale alla luce delle decisioni sul capitale assunte dal Consiglio di Amministrazione. Inoltre, come già rilevato in precedenza, il processo di elaborazione del budget sui servizi di investimento esclude i titoli azionari BPVi dalle analisi che conducono alla individuazione del “potenziale effettivo di budget”. E’ stata, pertanto, rilevata l’assenza di connessione tra i processi di pianificazione commerciale disciplinati dalla normativa interna, riguardanti i prodotti finanziari, e quelli seguiti nel caso delle azioni proprie.

Seppur al di fuori del processo disciplinato dalla normativa interna, la Divisione Mercati della Banca, mediante atti non formalizzati, ha di fatto definito un vero e proprio piano commerciale mediante il quale ha dapprima individuato, per ciascuna Direzione Regionale/Area Territoriale (e, per l’offerta ai non soci, per ciascuna Filiale/gestore), il “potenziale di collocamento” e, in seguito, ha ripartito gli obiettivi commerciali alla rete territoriale.

Le analisi di pianificazione commerciale hanno condotto ad una stima del “potenziale di collocamento” dell’Aucap (offerta in opzione/prelazione ai soci) superiore all’ammontare definito dal Consiglio di Amministrazione (677 €/mln per BPVi e 67 €/mln per Banca Nuova, contro un ammontare massimo deliberato di 608 €/mln). Per di più, in tale pianificazione il controvalore derivante dall’esercizio del diritto di prelazione ha assunto, nel concreto, un peso preponderante rispetto al controvalore derivante dal diritto di opzione.

Anche per l’offerta delle azioni riveniente dal Mini Aucap, nonostante la prima delle tranche di collocamento si sia sovrapposta cronologicamente ad altre due iniziative commerciali (l’Aucap e la “campagna Svuotafondo”), gli obiettivi in termini di “potenziale di collocamento”, sono stati fissati a livelli molto elevati (150 €/mln entro il 31/12/2014, su un totale deliberato di 300 €/mln nel triennio 2014-2016).

Entrambe le operazioni sul capitale non hanno concorso né alla definizione degli obiettivi di collocamento dei prodotti Mifid, né alle analisi di sostenibilità condotte sui portafogli della clientela. In altri termini, per tali operazioni, gli obiettivi di collocamento assegnati alla rete sono stati definiti a seguito di valutazioni condotte in modo “parallelo” e non integrato con il processo di definizione del budget dei prodotti di investimento. Gli obiettivi di collocamento relativi alle azioni proprie, pertanto, si sono “aggiunti” agli obiettivi di collocamento previsti per gli altri prodotti finanziari, senza peraltro che questi ultimi fossero oggetto di riconsiderazione.

Inoltre, tali obiettivi sono stati definiti prescindendo da qualunque analisi sulle esigenze finanziarie della clientela e sono stati basati unicamente sull’entità delle fonti possedute dai clienti e su ragioni legate ad interessi propri dell’intermediario. Emblematico risulta il caso degli investitori titolari di diritti di opzione/prelazione per i quali sono stati fissati volumi di collocamento calcolati prevalentemente sull’esercizio, in particolare, dei diritti di prelazione senza l’ausilio di alcun tipo di analisi condotta sul portafoglio dei clienti interessati.

L’individuazione di obiettivi prefissati di così rilevante entità e l’importanza annessa al loro raggiungimento, hanno condotto ad una strutturata e pervasiva azione commerciale che ha coinvolto, con ruoli e responsabilità diverse, i vertici aziendali e la rete territoriale e che è stata realizzata con modalità operative di particolare problematicità sotto differenti aspetti. Team ispettivo Banca Popolare di Vicenza Relazione Ispettiva del 25 Febbraio 2016

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Innanzitutto, le evidenze acquisite in sede ispettiva documentano l’attuazione di un insieme di iniziative di diversa natura tutte finalizzate a sostenere e stimolare la rete al raggiungimento degli obiettivi di collocamento prefissati, assicurando così il successo commerciale delle operazioni.

Tra le iniziative che presentano profili di maggiore rilevanza rientrano:

  1. la realizzazione di campagne di contatto;
  2. la raccolta di manifestazioni di interesse;

iii. l’avvio di iniziative commerciali collegate all’Aucap;

  1. l’introduzione di modifiche nei controlli di adeguatezza delle operazioni.

 

  1. Le campagne di contatto sono state realizzate tramite l’elaborazione e la diffusione di liste di clienti, soci e non soci, da contattare per l’”evento Aucap”. Sin dal marzo 2014 (circa due mesi prima dell’avvio dell’operazione) “al fine di supportare la Rete nell’attività dei prossimi mesi e per fornire un ordine di priorità utile ad indirizzare al meglio il lavoro da svolgere” sono state comunicate all’articolazione territoriale e ai responsabili della rete commerciale n. 3 liste contenenti i nominativi di oltre 51.000 clienti. Due delle n. 3 liste (“Clienti soci con alto potenziale” e “Clienti soci con potenziale medio”) contenevano azionisti cui spettava la scelta di esercitare o meno il diritto di opzione; titolari di diritto di opzione erano presenti anche nella terza lista (individuata come “pubblico indistinto con alto potenziale”). Come evidenziato in precedenza, dalle evidenze acquisite risulta che l’unico criterio di selezione degli investitori inseriti in tali liste è stato quello della consistenza delle rispettive fonti finanziarie.

 

L’esistenza di campagne di contatto comporta evidenti impatti sul “modello di relazione” con la clientela concretamente adottato e implica rilevanti riflessi sulle modalità di prestazione del servizio di consulenza e di valutazione dell’adeguatezza degli investimenti. Tali aspetti sono stati approfonditi mediante specifici accertamenti i cui esiti sono rappresentati più avanti (cfr. infra par. B.2, sub b. e B.3, sub b.). Per il momento, si puntualizza l’attenzione sul fatto che, tra i destinatari delle campagne di contatto, sono stati inseriti anche i clienti titolari di diritti di opzione, ossia investitori che, secondo quanto previsto dalla disciplina interna dell’Aucap, secondo quanto risultante dalle registrazioni interne e secondo quanto formalmente comunicato dalla Banca alla Consob nel corso di interlocuzioni tenute con la Divisione Intermediari (cfr. infra, par. B.2, sub b.), avrebbero dovuto aderire all’Aucap esclusivamente di propria iniziativa e con riguardo ai quali l’intermediario aveva dichiarato di non voler intraprendere alcuna attività di tipo consulenziale o di proposta dell’investimento.

  1. Le indagini condotte hanno messo in luce il fatto che, nel marzo 2014, alcuni mesi prima della pubblicazione del prospetto di offerta relativo all’Aucap (8/5/2014) e dell’inizio del periodo di adesione per l’aumento di capitale riservato ai soci (12/5/2014 – 8/8/2014) è stato attivato un applicativo informatico dedicato alla raccolta delle intenzioni di sottoscrizione manifestate dagli investitori (“manifestazioni di interesse”).

 

L’utilizzo di tale applicativo, e più in generale l’attività di raccolta delle manifestazioni di interesse posta in essere dalla rete commerciale di BPVi e Banca Nuova ben prima dell’avvio del periodo di offerta, sono stati mantenuti in via del tutto riservata dalla Società e non risultano comunicati alla Consob. Le evidenze acquisite agli atti ispettivi hanno mostrato il coinvolgimento nell’attività in discorso, con ruoli ed in momenti diversi, di esponenti aziendali (sig.ri Giustini, Mossetti, e Girardi). Con riferimento alle modalità di contatto intercorse con i clienti censiti nel database, secondo le Team ispettivo Banca Popolare di Vicenza Relazione Ispettiva del 25 Febbraio 2016

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dichiarazioni rese al team ispettivo, è stato affermato che: “Poteva pertanto verificarsi che la manifestazione d’interesse fosse raccolta telefonicamente e in via del tutto informale, oppure a seguito di incontro con i clienti. Poteva altresì capitare che la filiale, senza neanche contattare il cliente, indicasse nell’applicativo – di iniziativa – l’interesse del cliente a sottoscrivere un determinato numero di azioni e obbligazioni: in quest’ultima ipotesi, evidentemente la filiale confidava o era sicura dell’interesse del cliente a sottoscrivere l’aumento di capitale. Nei casi di contatto diretto con il cliente, secondo il Direttore Commerciale potrebbero essersi verificate situazioni in cui al cliente veniva fatta sottoscrivere (e tenuta a disposizione in filiale) una richiesta di azioni sulla modulistica utilizzata per le negoziazioni di azioni sul secondario… al cliente non veniva rilasciato alcun documento se non eventualmente un appunto in cui erano descritte le condizioni di massima dell’operazione di aumento di capitale (azioni assegnate ad una certa scadenza; rendimento delle obbligazioni; etc.) e di eventuali ulteriori operazioni connesse all’adesione (es.: time deposit aperto nelle more dell’assegnazione delle azioni/obbligazioni e della data di regolamento dell’operazione)”. La Banca non è stata in grado di fornire i documenti menzionati nella dichiarazione (ad es.: la modulistica firmata dai clienti contattati o l’”appunto” sulle condizioni dell’operazione consegnato al cliente). L’informalità con la quale l’attività è stata svolta non ha nemmeno consentito al team ispettivo una compiuta ricostruzione del processo di raccolta.

Si è pertanto proceduto ad effettuare apposite analisi finalizzate a mettere in luce elementi presuntivi segnaletici della riconducibilità dello strumento individuato allo svolgimento di un’attività di sollecitazione dei potenziali investitori posta in essere prima della pubblicazione del prospetto informativo.

Il database conteneva un totale di n. 14.947 NDG censiti, dei quali n. 10.410 (70%) hanno effettivamente aderito all’Aucap. Le analisi sono state condotte con una duplice e distinta finalità:

1) acquisire evidenze sull’eventuale pre-costituzione della provvista per l’Aucap utilizzando lo strumento dei time deposit. Infatti, l’utilizzo di tale strumento, come soluzione operativa “ponte” finalizzata a consentire agli investitori di disporre dei mezzi finanziari necessari all’adesione all’Aucap al momento del regolamento, è stato confermato dal reperimento di una email inviata dal sig. Giustini alle Direzioni Regionali in data 19/2/2014;

2) acquisire evidenze su attività di formalizzazione di “ordini” di sottoscrizione raccolte antecedentemente all’approvazione del prospetto di offerta.

 

Le indagini di cui al punto 1) hanno evidenziato che n. 998 degli NDG censiti nel database e che risultano aver aderito all’Aucap, hanno acceso dei time deposit vincolati tra il 19/2/2014 (data della email di Giustini) ed il 10/5/2014 (ultima data utile prima dell’avvio dell’offerta), liquidati entro il 27/8/2014 (data di regolamento dell’operazione). Tali NDG hanno effettivamente richiesto un controvalore complessivo di azioni pari a 22,1 €/mln. Per n. 664 dei suddetti NDG (che hanno effettivamente richiesto un controvalore complessivo di azioni pari a 14 €/mln) è stato anche riscontrata la valorizzazione del campo “Note” dell’applicativo di gestione dei time deposit con causali contenenti termini evocativi della strumentalità dell’operazione all’adesione all’Aucap (“Provvista” o “TDK”).

Le indagini di cui al punto 2) hanno evidenziato che il 32% degli NDG aderenti all’Aucap censiti nel database delle manifestazioni di interesse hanno richiesto, al momento dell’adesione, un quantitativo di azioni esattamente corrispondente a quanto raccolto dalla rete in fase di pre-adesione. Seppur in assenza di documentazione Team ispettivo Banca Popolare di Vicenza Relazione Ispettiva del 25 Febbraio 2016

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cartacea, la rilevanza quantitativa del fenomeno osservato conduce a ritenere che, nel periodo di adesione all’offerta, la rete si sia limitata a formalizzare un “ordine” di sottoscrizione conferito dall’investitore antecedentemente all’approvazione del prospetto di offerta in occasione della raccolta delle manifestazioni di interesse.

iii. Il successo dell’Aucap è stato perseguito anche mediante svariate iniziative commerciali avviate in concomitanza con l’operazione. La Banca ha deciso di incentivare i clienti a mantenere sui conti corrente la liquidità riveniente da prodotti finanziari in scadenza in attesa di poter aderire all’operazione offrendo time deposit a condizioni di tasso vantaggiose. Sono state concepite anche aggressive strategie di marketing, tese a sollecitare il cross selling tramite l’offerta di prodotti bancari (cd. “mutui soci”) a condizioni vantaggiose, formalmente riservate ai soci, ma comunicate anche ai clienti non azionisti. Tale iniziativa è stata significativamente identificata nelle comunicazioni interne acquisite agli atti ispettivi come “offerta civetta”.

 

Tra le iniziative commerciali destinate a supportare l’adesione all’Aucap, quella che ha posto le problematiche più rilevanti consiste nell’erogazione di finanziamenti in connessione alla sottoscrizione di azioni. Tale fenomeno è stato approfondito mediante specifiche analisi di cui si riferirà più avanti (cfr. infra par. B.5).

  1. Delle modifiche introdotte al sistema di valutazione dell’adeguatezza delle operazioni si riferirà nel prosieguo, quando si illustreranno i profili di interesse emersi dagli accertamenti sul sistema di valutazione dell’adeguatezza delle operazioni (cfr. infra par. B.3, sub b.).

 

Infine, le indagini condotte hanno documentato l’esistenza di:

– uno stringente sistema di monitoraggio che contemplava comunicazioni infragiornaliere sui risultati raggiunti dalla rete con l’effetto di amplificare l’enfasi posta dai vertici sul conseguimento degli obiettivi prefissati;

– forme di pressione commerciale esercitate in primo luogo dalla Direzione Generale e dalla Divisione Mercati nei confronti delle Direzioni Regionali. Tali pressioni si sono trasmesse in via gerarchica da queste ultime alle sottostanti articolazioni territoriali della rete (Aree Territoriali e Filiali).

 

La campagna “Svuotafondo”

La definizione degli obiettivi commerciali e la loro declinazione alla rete non ha riguardato unicamente le operazioni straordinarie sul capitale realizzate sul mercato primario (Aucap e Mini Aucap). Le evidenze acquisite mostrano infatti come iniziative commerciali hanno riguardato anche la vendita di azioni BPVi sul mercato secondario.

L’operatività sul secondario è consistita in operazioni eseguite in contropartita diretta tramite il Fondo Acquisto Azioni Proprie. Quest’ultimo, nel corso del 2014, è stato interessato da rilevanti modifiche normative di derivazione comunitaria che ne hanno limitato la possibilità di utilizzo rispetto a quanto avveniva negli esercizi precedenti. Contestualmente, sono andate crescendo sempre più le richieste di disinvestimento di azioni BPVi da parte degli investitori. Già dagli esercizi sociali precedenti al 2014 le cessioni disposte dalla clientela, eseguite in contropartita con il Fondo, non trovavano sufficientemente bilanciamento con la domanda del titolo da parte degli investitori.

Sin dal principio del 2014 la Banca si è trovata quindi nell’urgenza di dover gestire contemporaneamente due necessità di segno opposto: la crescente richiesta di disinvestimento da Team ispettivo Banca Popolare di Vicenza Relazione Ispettiva del 25 Febbraio 2016

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parte della clientela da soddisfare utilizzando il Fondo e quella di “svuotarlo” per rispettare i nuovi vincoli normativi entrati in vigore nei primi mesi dell’anno. La sopraggiunta esigenza di dover collocare presso gli investitori un aumento di capitale pari ad oltre 600 €/mln (in aggiunta ai 300 €/mln previsti nel triennio per l’allargamento della base sociale) ha, naturalmente, reso ancora più complessa la posizione dell’intermediario.

In tale frangente, la soluzione che è stata individuata sin dalla fine dell’esercizio precedente (2013) è stata quella di spingere i volumi realizzati sul mercato secondario “offrendo” alla clientela azioni negoziate in contropartita con il proprio portafoglio proprietario. Tale iniziativa, è stata gestita come una vera e propria campagna commerciale (cd. campagna “Svuotafondo”). Iniziativa che, tra l’altro, contravviene alla stessa normativa interna che vieta all’intermediario di intraprendere “azioni commerciali nei confronti della rete di vendita” aventi ad oggetto il proprio titolo, in relazione al divieto, posto in capo agli addetti di Filiale, di promuovere l’investimento in azioni della Banca, nell’ambito dell’operatività “ordinaria”.

Già al termine del 2013 erano stati, infatti, assegnati alle Direzioni Regionali obiettivi di acquisto in contropartita con il Fondo. Dalle evidenze ispettive risulta che l’attenzione allo “Svuotafondo” scema in corrispondenza del prospettarsi dell’operazione di aumento del capitale (Aucap 2014). Una volta che questa è stata chiusa (agosto 2014), lo “Svuotafondo” (come peraltro il Mini Aucap) riprende centralità (settembre 2014). A quella data gli obiettivi commerciali sul secondario sono stati fissati in complessivi 200 €/mln.

Particolarmente critiche risultano le modalità operative adottate per il perseguimento di tali obiettivi commerciali. In particolare, è risultato che per raggiungere gli obiettivi prefissati per la campagna “Svuotafondo”:

  1. è stata indicata una prestabilita proporzione tra l’importo dei fidi concessi e le azioni BPVi che doveva risultare nel portafoglio del cliente;
  2. è stata promossa una apposita campagna commerciale denominata “Nuovi Soci”.

 

  1. La spinta a favorire l’acquisto di azioni proprie sul secondario è giunta sino a prevedere il rilascio (o la revisione) di affidamenti ai clienti, subordinandoli all’acquisto di azioni della Banca. Dalle evidenze acquisite è risultato, in particolare, che la Direzione Generale ha fatto pressione sulla rete e sui clienti affinché ogni Direzione Regionale garantisse al proprio interno un rapporto tra patrimonio sociale ed impieghi pari al 10% (percentuale corrispondente al CET 1 ratio di BPVi). In altri termini, in base alle direttive diffuse alla rete, tutti i clienti affidati, indifferentemente dalla loro qualifica di soci, dovevano detenere una partecipazione azionaria di controvalore corrispondente al 10% all’importo del fido. Tale pratica, oltre che dalle evidenze risultanti dalle caselle di posta elettronica acquisite, risulta confermata anche dalle dichiarazioni rese a verbale da esponenti della rete ascoltati dal responsabile della funzione Internal Audit in relazione alla vicenda dei finanziamenti correlati agli acquisti di azioni BPVi. Sul fenomeno si tornerà più avanti (cfr. infra par. B.5).
  2. La campagna “Nuovi Soci” è un’iniziativa commerciale finalizzata ad ampliare la base sociale di BPVi (soprattutto nelle Aree Territoriali poste al di fuori del tradizionale territorio vicentino), attraverso l’operatività sul secondario con il ricorso al Fondo Acquisto Azioni Proprie. Evidenze di questa iniziativa (poi “confluita” nell’analoga attività svolta in funzione del raggiungimento degli obiettivi sull’Aucap a partire dalla fine di febbraio 2014) si hanno già all’inizio dell’anno.

Anche relativamente allo “Svuotafondo” sono emerse evidenze di pressioni sulla rete Team ispettivo Banca Popolare di Vicenza Relazione Ispettiva del 25 Febbraio 2016

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esercitate dalle strutture gerarchicamente sovraordinate per il raggiungimento degli obiettivi predefiniti. Dette pressioni sono divenute più insistenti soprattutto in prossimità della chiusura dell’esercizio 2014 quando, ormai chiusa l’operazione di aumento del capitale, la rete è stata compulsata a raggiungere gli obiettivi sul mercato secondario (oltre che sul Mini Aucap). Conferme di queste pressioni sono state fornite nell’ambito dei menzionati incontri tra gli esponenti della Banca maggiormente coinvolti nella concessione di finanziamenti correlati ad acquisti di azioni BPVi ed il responsabile della funzione Internal Audit.

B.2 Le soluzioni procedurali e operative poste a presidio dello svolgimento del servizio di consulenza

Gli accertamenti condotti, descritti nel cap. 5 della presente relazione ispettiva, hanno evidenziato aspetti di interesse riguardanti, in modo particolare:

  1. il quadro procedurale predisposto per la prestazione del servizio di consulenza;
  2. la genuinità dell’”iniziativa cliente” imputata agli investitori che hanno sottoscritto o acquistato il titolo azionario BPVi.

 

  1. Rilievi sul quadro procedurale

Il modello del servizio è articolato in consulenza “a listino” – nel cui ambito si colloca la maggior parte dei consigli formulati dalla Banca – e consulenza “di portafoglio” che, nonostante i primi segnali di interesse da parte della clientela e della rete commerciale, ha una diffusione molto ridotta.

Dalle verifiche condotte è emerso che, all’interno del “listino” dei prodotti in consulenza, sono presenti migliaia di prodotti; è, pertanto, affidata interamente al consulente la selezione del prodotto da consigliare in concreto. Sebbene la Banca dichiari un’architettura aperta del servizio, nella prassi la selezione dei prodotti “riflette” le decisioni di politica commerciale, tant’è che la raccolta è concentrata in misura prevalente – oltre che sulle obbligazioni di Gruppo – sui prodotti emessi da soggetti con cui la Banca ha stipulato accordi di collocamento. Si è osservato inoltre che la Banca formula consigli di disinvestimento di prodotti finanziari già in portafoglio, sia nell’ambito della consulenza “a listino” che nella consulenza “di portafoglio”, sebbene gli stessi non siano previsti e disciplinati dal contratto e dalla normativa interna. Nel silenzio della normativa interna, si è rilevata la totale discrezionalità dei consulenti nella selezione dei prodotti di cui consigliare la liquidazione, nonché l’assenza di presìdi idonei ad impedire che eventuali consigli “distruttivi” siano dissimulati da ordini spontanei del cliente. Inoltre, non è prevista una valutazione di adeguatezza dei consigli di disinvestimento dai quali, quindi, potrebbe derivare l’assunzione di un rischio in capo al cliente non compatibile con il suo profilo.

Il modello di servizio prevede una distinzione fondamentale fra prodotti che sono necessariamente oggetto di consigli in fase di investimento e prodotti che possono essere esclusivamente oggetto di ordini d’iniziativa del cliente. I prodotti emessi o collocati dalla Banca o, comunque, in conflitto d’interessi, rientrano nel perimetro della “consulenza obbligatoria”, per la quale è previsto il test di adeguatezza bloccante, senza possibilità di imputazione dell’iniziativa al cliente.

In deroga a tale impostazione, l’unico prodotto interessato da significativi conflitti d’interesse, ma escluso dal perimetro della consulenza obbligatoria è il titolo azionario BPVi, per il quale la normativa interna prevede, in via generale, un divieto all’erogazione di consigli d’investimento. Team ispettivo Banca Popolare di Vicenza Relazione Ispettiva del 25 Febbraio 2016

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La consulenza su azioni BPVi è stata formalmente prevista come “obbligatoria” soltanto per un limitato periodo di tempo nel corso dell’aumento di capitale realizzato nel 2014, sebbene, come si vedrà più avanti, sottoposta ad un sistema di valutazione basato su criteri che derogano a quelli ordinariamente applicati a strumenti finanziari con caratteristiche analoghe. Allorchè, su richiesta della Divisione Intermediari della Consob, è stato ripristinato il test di adeguatezza “ordinario”, la consulenza è divenuta non più “obbligatoria”, e l’iniziativa è stata imputata al cliente in tutti i casi in cui il test di adeguatezza avesse esito negativo e alla Banca nel caso opposto. Pertanto, la distinzione fra “iniziativa cliente” e “iniziativa Banca”, da presupposto logico del servizio di consulenza, è divenuta conseguenza dell’esito del test di adeguatezza: nei casi in cui l’ordine è risultato adeguato, è stato considerato esito di una consulenza della Banca, se non è risultato adeguato, è stato imputato all’iniziativa del cliente. E’ stata, così, introdotta la possibilità che alcuni ordini – generati da consigli d’investimento della Banca – siano stati imputati in itinere e all’iniziativa del cliente, in ragione della loro inadeguatezza.

  1. La genuinità dell’”iniziativa cliente” imputata agli investitori che hanno sottoscritto o acquistato il titolo azionario BPVi

Come esposto in precedenza, una pluralità di evidenze dimostrano che nel corso dell’aumento di capitale 2014, sia stata realizzata una pervasiva azione commerciale, che ha comportato anche l’esercizio di forti pressioni per la sottoscrizione di azioni della Banca, finalizzata a conseguire il successo dell’offerta. Le indagini condotte sulle modalità di prestazione del servizio di consulenza hanno dimostrato come tale azione commerciale sia sfociata in consigli d’investimento non dichiarati nei dati ufficiali e nei moduli d’ordine sottoposti alla firma degli aderenti.

In particolare, contrariamente a quanto previsto dalla disciplina interna dell’Aucap, a quanto risultante dalle registrazioni delle operazioni, nonché a quanto risulta da comunicazione formale intercorsa con la Divisione Intermediari nel maggio 2014, sulla base della quale la Banca avrebbe dovuto astenersi dal consigliare l’esercizio dei diritti di opzione e prelazione, nel rispetto delle prerogative civilistiche dei soci, è emerso che, in realtà, questi ultimi sono stati destinatari di campagne massive e strutturate di sollecitazione all’esercizio dei diritti di opzione/prelazione.

Nella menzionata comunicazione alla Divisione Intermediari, inoltre, la Banca ha illustrato la predisposizione di specifici presìdi finalizzati a garantire la genuinità dell’iniziativa del cliente da parte dei titolari dei diritti di opzione e prelazione. Tali presìdi sono consistiti nella raccolta delle manifestazioni di interesse, realizzata “…Successivamente alla pubblicazione del documento d’offerta…”, espresse dagli investitori preventivamente rispetto al contatto con gli addetti di Filiale “secondo due modalità alternative:

datando, sottoscrivendo e spedendo (mediante busta preaffrancata) un apposito modulo allegato alla missiva;

accedendo ad un’apposita sezione del sito internet della Banca, predisposta per raccogliere le manifestazioni di interesse da parte dei titolari del diritto di opzione”.

 

Le descritte misure organizzative sono state, in concreto, utilizzate da una ridotta percentuale di azionisti (9,4%) e si sono rivelate inidonee allo scopo cui erano destinate. Dalle indagini è emerso, infatti, che oltre il 60% delle manifestazioni di interesse pervenute via web sono state immesse da indirizzi IP di personal computer in uso ai dipendenti della Banca e che analogo fenomeno ha interessato le lettere inviate alla Banca, essendo stata riscontrata la prassi (non quantificabile con precisione) dell’invio di lettere dalle Filiali. Team ispettivo Banca Popolare di Vicenza Relazione Ispettiva del 25 Febbraio 2016

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La procedura di raccolta di manifestazioni d’interesse, in sintesi, ha consentito alle Filiali di sostituirsi ai titolari dei diritti di opzione e prelazione nel manifestarne l’interesse, sia in forma cartacea che elettronica.

Dalle verifiche svolte dagli ispettori – mediante incrocio degli ordini “d’iniziativa cliente” con i dati degli esiti delle campagne di contatto della clientela – è emerso che almeno 10 mila titolari del diritto d’opzione e prelazione, su circa 30 mila, sono stati sollecitati ad aderire all’aumento di capitale nel 2014, senza che la prestazione del servizio di consulenza lasciasse evidenze documentali. In particolare, le sottoscrizioni da parte dei soci che prima dell’avvio dell’offerta avevano manifestato la propria intenzione di aderire non trovano, in mancanza di un’attività pubblicitaria, giustificazione diversa dalla sollecitazione eseguita dal personale della Banca.

Le funzioni di controllo interno, pur avendo avuto conoscenza di elementi suggestivi della prestazione non dichiarata di consigli d’investimento su azioni BPVi, non hanno tempestivamente richiesto alla Banca l’adozione dei rimedi necessari. Al contrario, è acquisita prova dell’attenzione, da parte del responsabile della funzione di Compliance, nel presentare alla Consob “dati per supportare la presunzione che l’iniziativa cliente è reale”.

Analogamente a quanto avvenuto nel corso dell’aumento di capitale, anche la raccolta di ordini di acquisto da parte dei clienti sul mercato secondario è stata oggetto di pressione sulla rete commerciale e sulla clientela, sebbene per la stessa sia stata sempre prevista dalla normativa interna la completa astensione della Banca dalla formulazione di consigli d’investimento. La clientela è stata destinataria della campagna “Svuotafondo”, nel cui ambito, come riferito in precedenza, il credito erogato o da erogare è stato utilizzato quale “contropartita” per ottenere o pretendere dalla clientela la sottoscrizione di ordini di acquisto di azioni. Come risulterà dagli approfondimenti esposti nel prosieguo, in molti casi, il credito erogato dalla Banca ha fornito provvista per gli ordini stessi.

L’unico presidio di gestione dei conflitti sopra indicati, cioè l’astensione dalla formulazione di consigli di acquisto è stato, di fatto, disattivato, lasciando spazio ad una capillare attività consulenziale non risultante dalle registrazioni tenute dell’intermediario.

B.3 Il sistema di valutazione dell’adeguatezza delle operazioni

Le indagini, rappresentate in dettaglio nel capitolo 6 della relazione ispettiva, hanno principalmente evidenziato aspetti di interesse riguardanti le modalità di valutazione dell’adeguatezza/appropriatezza delle operazioni aventi ad oggetto il titolo azionario emesso dalla Banca, sia per ciò che concerne i modelli adottati che per l’emersione di problematici comportamenti operativi.

Va anzitutto precisato che l’azione BPVi è sottratta al sistema di valutazione dell’adeguatezza ordinariamente adottato per gli altri strumenti finanziari illiquidi (categoria nella quale rientrerebbe). Per l’operatività “ordinaria” sulla propria azione la Banca ha previsto l’applicazione di un modello peculiare. Modello che, nel caso dell’operatività posta in essere in occasione degli aumenti di capitale (in particolare del 2014), ha subìto ulteriori “correttivi”.

E’ opportuno, dunque, distinguere il modello applicato all’operatività “ordinaria” da quello adottato per le operazioni di aumento del capitale oggetto degli accertamenti.

  1. Il modello di adeguatezza per l’operatività “ordinaria”

La ratio sottostante alla specificità della soluzione procedurale adottata dall’intermediario è Team ispettivo Banca Popolare di Vicenza Relazione Ispettiva del 25 Febbraio 2016

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fondata sulla peculiarità del soggetto emittente che, avendo natura mutualistica, consente di distinguere la finalità dell’investimento nel proprio titolo azionario (mutualistica o speculativa) nonché sulla previsione normativa interna per la quale, nell’ambito dell’operatività ordinaria sulle proprie azioni, la Banca non svolge alcuna attività di consulenza “attiva” e, pertanto, l’acquisto del titolo presuppone sempre una iniziativa del cliente. Sui due fondamenti appena descritti, l’intermediario ha optato per un sistema di controlli meno stringente rispetto a quello standard.

Per le operazioni poste in essere (su iniziativa cliente) con finalità mutualistica, il sistema è articolato in funzione delle caratteristiche dell’investitore (nuovo o vecchio socio) e della quantità dei titoli acquistati (più o meno di n. 100 azioni). Viene eseguito un controllo di mera appropriatezza, per i nuovi soci che acquistano fino a 100 azioni (per i quali la finalità mutualistica è presunta), e un controllo di adeguatezza non bloccante e “depotenziato” (ossia con parametri impostati su livelli meno rigorosi rispetto a quelli standard) per i vecchi soci o per i nuovi soci che acquistano più di 100 azioni (e con finalità mutualistica dichiarata nel modulo d’ordine). Il perfezionamento dell’acquisto è, comunque, sempre possibile anche a seguito di un esito negativo del test di adeguatezza, operando in appropriatezza.

Per le operazioni poste in essere (su iniziativa cliente) con finalità speculativa, dichiarata dal medesimo cliente, è previsto invece un test di adeguatezza che funziona secondo i criteri ordinariamente previsti per gli altri strumenti illiquidi. E’ stato, peraltro, rilevato che, anche nel caso di operatività speculativa, la Banca non pone ostacoli al perfezionamento dell’acquisto, avendo previsto che il test di adeguatezza abbia un esito non bloccante e che, pertanto, il cliente possa concludere l’investimento operando in appropriatezza.

Il modello adottato desta perplessità con riguardo all’estensione delle “eccezioni” sopra descritte con riguardo alle operazioni con (dichiarata) finalità speculativa. In effetti, travalicando il fine di garantire la possibilità di accesso agli investitori interessati ad usufruire dei vantaggi mutualistici offerti, la Banca finisce per perseguire quello di ampliare le possibilità di operatività in acquisto del proprio titolo, sopprimendo tutti i blocchi operativi del sistema in caso di acquisto di azioni proprie.

Gli effetti sull’operatività del titolo della soluzione organizzativa sopra brevemente descritta sono documentati dal fatto che, nel periodo gennaio 2014 – febbraio 2015, delle complessive n. 6.349 operazioni effettuate, solo il 44% (per un controvalore di circa 193 €/mln) ha superato il test di adeguatezza, peraltro eseguito in modo “depotenziato”; mentre il 45% delle stesse operazioni sono state eseguite superando il test di sola appropriatezza (per un controvalore di circa 67 €/mln) ed oltre il 10% è stato eseguito risultando anche inappropriato (per un controvalore di circa 29 €/mln).

Va anche evidenziato che nella Nota Autorizzativa del 2/5/2012 con la quale è stata approvata la policy inerente le “modalità di gestione a fini Mifid delle azioni emesse da Banca Popolare di Vicenza”, è espressamente previsto che, il regime mitigato dei controlli “ha valore solamente nel caso in cui la richiesta di acquisto/sottoscrizione di azioni emesse dalla Banca sia avvenuta su iniziativa del cliente. Ne consegue che sono quindi escluse da qualsiasi regime di eccezione le casistiche in cui la Banca effettui attività di sollecitazione, promozione o incentivazione alla sottoscrizione di azioni (per esempio nel caso di eventuali operazioni di aumento di capitale) in quanto per tali casi … è richiesta la prestazione di una consulenza attiva … ad esito della quale l’acquisto o sottoscrizione delle azioni potrebbe avvenire esclusivamente in regime di “adeguatezza””.

Al riguardo, gli accertamenti condotti hanno evidenziato che, sempre sulle predette n. 6.349 Team ispettivo Banca Popolare di Vicenza Relazione Ispettiva del 25 Febbraio 2016

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operazioni, n. 616 (per un controvalore di oltre 30 €/mln) sono riconducibili a clienti contattati dalla rete a seguito di iniziative commerciali della Banca. Tali operazioni sono, pertanto, da considerarsi come “consulenze non dichiarate” ed i relativi ordini sono disposti a seguito di un’effettiva iniziativa della Banca, dissimulata da spontanea iniziativa del cliente. Dunque, gli ordini in discorso avrebbero dovuto essere sottoposti al test di adeguatezza standard. Le analisi condotte dagli ispettori hanno mostrato che, se ciò fosse avvenuto, il test avrebbe restituito un giudizio di inadeguatezza nell’87,5% dei casi (per oltre 25 €/mln di controvalore). Quindi, la quasi totalità delle n. 616 operazioni di cui si tratta non avrebbero potuto essere eseguite.

  1. Il modello di adeguatezza per l’operatività “straordinaria”

Nel caso di operazioni eseguite in occasione di aumenti di capitale, in generale, la Banca può prestare il servizio di consulenza. In tale eventualità, però, gli ordini degli investitori devono essere sottoposti al test di adeguatezza standard.

Sono state analizzate, con diverso perimetro di indagine, le operazioni di aumento del capitale del 2014 e del 2013 (Aucap e Mini Aucap).

Aucap e Mini Aucap 2014

In nessuna delle due operazioni la Banca ha fatto uso del sistema ordinario di valutazione dell’adeguatezza. Al contrario, il modello ordinario è stato oggetto di “correttivi” che si sono concretizzati, in generale, nell’impostazione di criteri meno restrittivi per il superamento dei test rispetto a quelli previsti per i controlli su altri strumenti finanziari della medesima tipologia delle azioni della Banca (titoli illiquidi), oppure nella rimozione dei blocchi operativi implementati. Gli interventi apportati, in sostanza, hanno avuto l’effetto di minare la capacità del sistema di intercettare o impedire l’operatività inadeguata.

Per l’Aucap, occorre distinguere il caso dei soci titolari di diritti di opzione/prelazione (cd. “aventi diritto”) da quello del pubblico indistinto.

Per quanto riguarda gli aventi diritto, la normativa interna adottata in occasione dell’operazione ha stabilito che la Banca non potesse prestare il servizio di consulenza “…in quanto ciò potrebbe comportare la necessità di precludere, agli aventi diritto per i quali non ricorrono i requisiti di adeguatezza MiFID, l’esercizio del diritto di opzione”. La formulazione di consigli d’investimento è stata esclusa, pertanto, in quanto l’esecuzione di un test di adeguatezza bloccante avrebbe potuto comportare una preclusione all’esercizio dei diritti riconosciuti dall’ordinamento civilistico. La scelta di non prestare il servizio di consulenza, assumendo un ruolo “passivo” nei confronti degli aventi diritto, è stata ribadita dalla Banca con lettera del 23/5/2014 trasmessa a firma del Direttore Generale, sig. Sorato, alla Divisione Intermediari della Consob. Dunque, agendo con l’obiettivo dichiarato di salvaguardare la facoltà di esercizio dei diritti di opzione/prelazione e con l’assunto di rinunciare alla formulazione di consigli o raccomandazioni in fase di contatto con gli investitori, l’intermediario si è limitato a sottoporre gli aventi diritto alla sola valutazione di appropriatezza, peraltro, estendendo a questi investitori i medesimi mitigati criteri adottati per la sottoscrizione e/o l’acquisto di azioni proprie in operatività “ordinaria” con finalità mutualistica.

Da ciò è conseguita l’implementazione di un sistema dei controlli che hanno di fatto fortemente assecondato un esito positivo del test di appropriatezza. Una conferma di tale circostanza si ricava dall’elevata percentuale di operazioni che hanno superato i controlli (82%). Team ispettivo Banca Popolare di Vicenza Relazione Ispettiva del 25 Febbraio 2016

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Per contro, l’analisi delle caselle di posta elettronica ha evidenziato una serie di iniziative commerciali che hanno originato contatti con gli azionisti/clienti della Banca nel periodo precedente le operazioni sul capitale. Come accennato in precedenza, sono stati identificati n. 10.812 NDG che hanno aderito all’aumento di capitale dopo essere stati inseriti nelle iniziative di contatto alla clientela messe a disposizione della rete. Con riguardo alle n. 10.812 adesioni per le quali sono emerse evidenze di una condotta proattiva della Banca, la replica del test di adeguatezza standard ha mostrato che, in almeno il 72% dei casi (per controvalore pari ad oltre 83 €/mln), le operazioni eseguite sarebbero state bloccate dalla procedura.

Analoghe iniziative hanno anche coinvolto gli investitori aderenti al Mini Aucap 2014: dalle analisi condotte sulle liste di clienti veicolate alla rete e dal database relativo alla raccolta di manifestazioni di interesse, sono stati individuati n. 830 NDG aderenti all’operazione. Per circa il 98% delle adesioni (controvalore di oltre 3 €/mln), il test di adeguatezza standard avrebbe bloccato l’operazione.

Sempre con riguardo all’Aucap 2014, è emerso inoltre che la Banca ha avviato una specifica iniziativa commerciale finalizzata a far diventare soci con il numero minimo di azioni gruppi individuati di clienti (campagna “Nuovi Soci”; cfr. supra par. B.1, sub b.), con lo scopo di proporre successivamente l’adesione all’operazione eludendo così i controlli di adeguatezza. Le verifiche condotte dal team hanno evidenziato che tale iniziativa ha coinvolto n. 963 investitori che hanno effettivamente aderito all’operazione sottoscrivendo un controvalore complessivo pari a circa 18 €/mln tra azioni e obbligazioni. Anche in questo caso è stato osservato che, se tali adesioni fossero state sottoposte al test standard, l’82% di esse (per un controvalore di circa 14 €/mln) sarebbe stato bloccato dalla procedura.

Le adesioni all’Aucap da parte del pubblico indistinto (non soci, non azionisti, non possessori di obbligazioni convertibili), come quelle al Mini Aucap sono state sottoposte a valutazione dell’adeguatezza/appropriatezza con modalità non uniformi nel tempo, a seguito di una specifica iniziativa di vigilanza della Divisione Intermediari della Consob. Il discrimine temporale è costituito dalla data del 9/7/2014.

Gli esiti di maggior rilievo riguardanti le adesioni del pubblico indistinto all’Aucap, sono quelli connessi all’emersione di evidenze relative ad una campagna di “aggiornamento dei questionario” Mifid , concepita come attività di preparazione commerciale all’operazione e avviata sin dal 18/3/2014 (circa due mesi prima dell’avvio dell’operazione).

Le indagini condotte hanno, infatti, dimostrato che la suddetta campagna ha avuto in realtà l’obiettivo di “adeguare” i questionari dei clienti “non azionisti” individuati come potenziali aderenti, elevandone i parametri a livelli compatibili con l’operazione. In altri termini, in occasione dell’aggiornamento dei questionari la Banca ha, in effetti, proceduto a riprofilare i clienti target in modo strumentale al superamento dei controlli di adeguatezza. Tale iniziativa ha reso possibile l’adesione all’Aucap da parte di una larga parte degli investitori coinvolti, che hanno potuto eseguire l’operazione superando i blocchi operativi previsti dalla procedura di valutazione dell’adeguatezza. E’ emerso, in particolare, che su un totale di n. 3.611 profili analizzati, il 79% hanno subìto una riprofilatura strumentale al superamento dei controlli di adeguatezza, nel periodo che intercorre tra il 18/3/2014 (data di inizio della campagna) e la data di adesione. In esito a tale attività il 71% delle adesioni all’Aucap da parte del pubblico indistinto (per un controvalore di circa 12 €/mln) sono state eseguite a seguito di riprofilatura strumentale.

Le analisi condotte hanno, altresì, messo in luce indizi dell’esistenza di un modus operandi seguito dalla rete nel modificare i parametri dei questionari degli investitori riprofilati. La priorità

Team ispettivo Banca Popolare di Vicenza Relazione Ispettiva del 25 Febbraio 2016

 

 

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